La guerra di Charlie Wilson.
Febbraio 15, 2008

Altra pellicola statunitense che scava nella sordida realtà della politica estera a stelle e strisce, uscita poco dopo il film Leoni per agnelli. Mentre quest’ultima pellicola va a indagare sulla realtà presente e futuribile del conflitto afgano, La guerra di Charlie Wilson indaga invece sulle sue radici. Lo stile è comunque completamente diverso. Mentre Robert Redford nel suo Leoni per agnelli usa uno stile molto convenzionale che in definitiva condanna senza mezzi termini il mondo della politica e dell’informazione, Mike Nichols in questa più recente pellicola usa toni molto più scanzonati, rasentando la commedia. Senza però mai cadere veramente nel grottesco. La politica estera a stelle e strisce ne esce con le ossa rotte, ma, a differenza di Redford, Nichols non si accanisce contro la sua classe politica, che viene dipinta come un insieme di persone comunque pervase da nobili motivazioni, anche se cialtronesche nella gestione pratica dei problemi, specie quando si tratta di guardare al lungo periodo.
Al di là di queste considerazioni ho trovato la visione di questo film piacevole e interessante. E’ la storia del deputato statunitense Charlie Wilson, che si trova quasi per caso a difendere la causa afgana contro l’invasione sovietica. All’inizio più interessato alla vita godereccia, questo eclettico uomo politico si appassiona nella difesa degli afgani, specie dopo avere visitato un campo profughi in Pakistan. Superando molte resistenze interne – specie nella cia – riesce rocambolescamente a finanziare e organizzare la resistenza anticomunista, fornendo ai Mujaheddin armamenti moderni per fronteggiare lo strapotere sovietico sul campo di battaglia. Per raggiungere il suo scopo organizza un’improbabile coalizione tra Pakistan, Israele, Egitto, Arabia Saudita e USA, e alla fine l’Armata Rossa viene respinta. Cominciano però subito i problemi, in quanto la Casa Bianca si disinteressa completamente della gestione post-comunista dell’Afghanistan, aprendo di fatto la porta al terrorismo islamico. La fine del film lascia insolute alcune questioni, tra cui prima tra tutte l’omicidio di Zulficar Bhutto, con uno sguardo sul crescente potere dei teocon negli states e l’insoluta questione arabo-israeliana, destinati nel corso degli anni a fare esplodere tutte le contraddizioni di un sitema di gestione del potere basato in fin dei conti sull’improvvisazione e sulla buona volontà di pochi. O almeno così vuole farci credere il regista Mike Nichols.
Un buon film, realizzato senza troppi effetti speciali, basato su una recitazione di alta qualità e su una struttura narrative frizzante e di buon ritmo. Eccellenti i dialoghi. Grande Tom Hanks, brava Julia Roberts.

